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SANITÀ: LIBRO BIANCO E STATI GENERALI PER RIEQUILIBRARE LA SPESA E RIORGANIZZARE IL SISTEMA

I miei testi
Martedì 16 Marzo 2010 11:00

ospedale_okPer anni ha fagocitato la maggior parte delle risorse finanziarie della Regione Lazio, finendo col provocare un indebitamento di 9,9 miliardi di euro (fonte Corte dei Conti), aggravato ulteriormente da una gestione scellerata da parte dell’amministrazione regionale colpevole di aver chiuso non uno, ma entrambi gli occhi di fronte ai manager delle Asl che non presentavano i bilanci. La sanità laziale continua ancora oggi a rappresentare il vulnus principale della politica regionale.

Alla giunta Marrazzo va dato atto di aver scoperchiato il Vaso di Pandora, portando finalmente alla luce tutto il marcio e iniziando una faticosa operazione di risanamento che ha portato a concordare con il Governo un piano di rientro costoso e difficile. A fare le spese di questa drammatica situazione sono stati, purtroppo, i cittadini sui quali è gravato l’aumento delle addizionali Irpef e Irap, che hanno raggiunto le quote più elevate d’Italia. E, disponendo di una coperta troppo corta, altri settori di competenza regionale hanno subìto una drastica compressione della spesa, penalizzando, quindi, altri importanti servizi resi alla popolazione. Per restituire ai cittadini una “sanità sana”, occorre prima di tutto riequilibrare la spesa, riorganizzando l’intero sistema che, ancora oggi, risulta profondamente sbilanciato, con un tasso di ospedalizzazione eccessivo e una rete di servizi territoriali ancora troppo scarsa.

Nei primi tre mesi di amministrazione, occorrerà compiere una grande operazione verità, elaborando e rendendo pubblici i dati in possesso dell’Asp, cioè gli unici parametri in grado di indicare quali sono i reali bisogni di salute della popolazione. L’obiettivo finale è redigere un libro bianco sulla sanità del Lazio in cui siano esposti chiaramente i dati relativi ai costi degli ospedali pubblici e delle cliniche private, consentendo di leggere e di confrontare i bilanci delle Asl e degli ospedali pubblici, religiosi e privati. Il libro bianco, inoltre, presenterà i risultati della sanità del Lazio dal punto di vista delle prestazioni effettuate, del loro numero, della loro efficacia e della loro qualità, provincia per provincia e mettendo a confronto le varie Asl di Roma. A quel punto, il passo successivo sarà aprire una discussione insieme con i medici, gli addetti ai lavori, le organizzazioni sindacali e le associazioni di difesa dei cittadini, convocando gli Stati Generali della sanità.

Sommando i posti letto ospedalieri delle strutture pubbliche, delle case di cura private e dei cinque policlinici che operano nella città di Roma, emergono lampanti due squilibri: il primo è tra l’offerta ospedaliera e quella di altri servizi sanitari, che fa gravare sugli ospedali un carico di lavoro che, invece, dovrebbe essere svolto da altre strutture territoriali; il secondo è tra l’offerta ospedaliera della città di Roma e quella del resto della regione (non tanto in termini di numero di ospedali, quanto di efficacia e adeguatezza delle prestazioni). Un altro punto essenziale riguarda la selezione dei primari che dovrà avvenire attraverso concorsi pubblici realizzati secondo criteri di imparzialità, correttezza e trasparenza. Stessa attenzione va posta nella scelta dei manager, cui vanno assegnati obiettivi di gestione chiari e pubblici, verificandone poi i risultati effettivamente conseguiti.

Analizzando i capitoli di spesa, si nota subito che quello dedicato agli ospedali grava del 55-57% sul totale della spesa sanitaria: rispetto a quel valore, dunque, va diminuita di dieci punti, in modo da avvicinarla alle migliori realtà regionali dove non supera il 40%. Un altro compito da assolvere inderogabilmente riguarda la creazione di reti a livello locale e regionale capaci di raccordare, all’interno di un percorso di cura, il medico di famiglia, il distretto territoriale, il medico specialista ospedaliero, il centro di alta specializzazione o il centro di riferimento regionale. Tenendo sempre presente i principi di trasparenza e legalità, fondamentali nel nostro programma, bisognerà introdurre l’anagrafe degli eletti e dei nominati e pubblicizzare gli atti riguardanti appalti, gare e concorsi. Per combattere la piaga delle bibliche liste di attesa, si dovrà intervenire sul Recup, obbligando tutte le strutture accreditate a concedere le proprie agende al sistema unico di prenotazione. Per far quadrare i conti, sarà necessario anche riconsiderare i meccanismi della spesa farmaceutica, assicurando in tempi rapidi il passaggio all’archiviazione informatica della documentazione delle ricette e delle prescrizioni. Infine, per favorire la partecipazione dei cittadini, sarà utile introdurre un sistema elettronico in tutti gli ospedali pubblici e accreditati per consentire ai pazienti, nel rispetto della privacy, di compilare schede di valutazione sui servizi e sul personale.

Un capitolo a parte merita la sanità penitenziaria. Le carceri presenti nel Lazio sono 15, 5.835 in totale i detenuti, a fronte di una capienza regolamentare di 4.619. Dopo Lombardia, Sicilia e Campania, il Lazio è la regione con il maggior numero di carcerati, molti dei quali disabili, tossicodipendenti, malati mentali, sieropositivi, immunodepressi, affetti da epatite e da altre gravi patologie. È necessario, dunque, adottare misure urgenti e di forte impatto, soprattutto dal punto di vista sanitario. Proponiamo prima di tutto che il futuro presidente della Regione si impegni con il ministro per gli Affari regionali, Raffaele Fitto, a completare il percorso istituzionale per il passaggio della sanità penitenziaria alle Regioni, mediante l’integrale trasferimento di tutte le risorse economiche stanziate dal ministero dell’Economia per il 2008 e il 2009. E ancora: procedere a una seria riforma della Medicina Penitenziaria, mettere a disposizione dei detenuti i servizi erogati dalle Asl, assumere gli psicologi in misura sufficiente alle esigenze della popolazione carceraria, così da ridurre il numero dei suicidi e degli atti di autolesionismo, sollecitare le Asl a compiere almeno due volte all’anno visite ispettive negli istituti di pena.