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Ottimizzare il fondo destinato al reddito minimo garantito per la fasce svantaggiate, unificare gli assessorati al Lavoro e alla Formazione, incrementare e migliorare i servizi di cura alla prima infanzia, così da alleggerire il carico di lavoro domestico che grava sulle spalle delle donne e consentire loro di dedicarsi più serenamente all’attività professionale, integrare gli immigrati, che rappresentano una risorsa chiave per lo sviluppo economico e sociale.
Ecco, in sintesi, gli ingredienti principali della ricetta elaborata dalla nostra lista per promuovere concrete politiche occupazionali e sociali. Nel Lazio su donne e immigrati, pur costituendo un’ampia fetta della popolazione potenzialmente attiva sotto il profilo lavorativo, non si investe abbastanza. Le prime sono troppo spesso tenute in panchina e, quando diventano madri, costrette a scegliere tra fornelli e poppate da una parte e tailleur dall’altra perché la rete dei servizi assistenziali non è in grado di fornire a tutte il supporto di cui avrebbero bisogno per poter coniugare il focolare domestico con la dimensione professionale. Il tasso di occupazione femminile nel Lazio si attesta leggermente al di sotto rispetto alla media nazionale: 46,6 contro 48%. In termini assoluti, si tratta di quasi 2 milioni di donne inattive nel Lazio su un totale di 3 milioni di persone nella stessa condizione. Un patrimonio al femminile che, invece, deve essere valorizzato, soprattutto considerato che le donne laureate sono di più rispetto agli uomini. Per quanto riguarda gli immigrati, invece, molti sono costretti a vivere nell’ombra, senza un regolare contratto di lavoro, sfruttati, sottopagati. A questi due anelli della catena resi deboli da un welfare immaturo in un caso e dall’inosservanza delle regole nell’altro, il nostro programma dedica particolare attenzione, proponendo una serie di interventi per restituire la giusta dignità professionale sia alle une che agli altri.
Per aumentare la popolazione di donne lavoratrici, occorre incrementare e migliorare la qualità e la quantità dei servizi di cura e assistenza, creando un osservatorio che verifichi l’operato dei Comuni in particolar modo nel settore servizi di cura alla prima infanzia, registrando quelli che abbiano effettivamente investito le risorse economiche assegnate potenziando l’offerta e quelli che non abbiano giustificato i ritardi nella mancata erogazione del servizio o dirottato su altri capitoli di spesa i fondi riservati agli asili nido. Lo stesso discorso deve valere per i servizi territoriali e di assistenza domiciliare istituiti per agevolare le famiglie con anziani e disabili a carico. Inoltre, proponiamo di migliorare e allargare il bilancio di genere, favorendone il riequilibrio tramite l’osservatorio a disposizione delle Regione Lazio che consente di valutare bilancio, capitoli e voci di spesa secondo un’ottica di genere. Avvicinarsi sempre più al modello proposto da Toscana, Liguria, Piemonte e Valle d’Aosta sul gender budgeting non è una missione impossibile.
Immigrati: in questo caso, risultati concreti si otterranno soltanto quando si sarà compiuto quel salto culturale in grado di squarciare finalmente il velo di discriminazione e di rendere chiaro a tutti che gli stranieri arrivati in Italia alla ricerca di una vita migliore devono essere realmente integrati nel nostro tessuto sociale ed economico perché rappresentano un fattore importante di sviluppo. Ricordiamo, in proposito, che le leggi in questa direzione esistono, ma vanno attuate. La normativa regionale approvata nel giugno 2008 conteneva delle novità rilevanti, come la creazione di tre nuovi istituti: la Consulta regionale per l’immigrazione, con funzioni di rappresentanza e proposta per l’adeguamento delle politiche regionali, le Assemblee provinciali di cittadini stranieri immigrati e l’Osservatorio regionale contro il razzismo e la
discriminazione, ancora da realizzare. Non resta, dunque, che applicare la legge. Inoltre, intendiamo emanare una legge in favore dei rifugiati seguendo l’esempio di quella approvata dalla Regione Calabria nel giugno 2009, che prevede interventi di protezione, accoglienza e integrazione sociale di queste persone, con iniziative volte al loro inserimento socio-lavorativo. Un altro obiettivo fondamentale è combattere il fenomeno del lavoro nero molto diffuso nella comunità degli immigrati, intercettando tempestivamente i lavoratori rimasti disoccupati attraverso il sistema informativo delle comunicazioni obbligatorie, per offrire loro servizi di ricollocamento, facilitati dalla disponibilità di incentivi nazionali e regionali per le imprese che assumono lavoratori disoccupati, con o senza ammortizzatori sociali. E, proprio in tema di ammortizzatori sociali, bisogna guardare al reddito minimo garantito da una prospettiva diversa, considerandolo non come uno strumento sostitutivo degli ammortizzatori sociali erogati dallo Stato, appunto, ma come un intervento assistenziale che deve essere maggiormente vincolato alla condizione economica della famiglia per rilevare effettivamente lo stato di povertà relativa.
Sul fronte della formazione professionale, intendiamo promuovere politiche mirate a integrare questo aspetto con quello del lavoro, orientando maggiormente la formazione professionale alla creazione delle figure richieste dalle imprese, così da evitare l’istituzione di corsi inutili che producono soltanto uno spreco di risorse economiche e sfornano migliaia di disoccupati che il mercato del lavoro non ha interesse ad assorbire. Ecco perché proponiamo l’unificazione degli assessorati al Lavoro e alla Formazione professionale. Riteniamo necessario, inoltre, aumentare sia l’offerta che la domanda di figure professionali con alte specializzazioni per promuovere l’innovazione del sistema produttivo. Per raggiungere questo scopo, occorre istituire nella Regione gli istituti tecnici superiori, per far fronte alle esigenze di tecnici altamente specializzati, e rafforzare gli sportelli universitari per l’inserimento dei neolaureati nel mondo del lavoro, integrandoli in modo stabile e operativo nella rete dei servizi per il lavoro della Regione. Maggiore attenzione va posta anche ai centri per l’impiego, che devono essere un saldo punto di riferimento per chi perde il lavoro. Sarà nostro impegno, quindi, ampliare la rete degli sportelli a disposizione dei disoccupati, coinvolgendo anche altri soggetti pubblici e privati da accreditare. |