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Il piano rifiuti non cambierà la situazione

Comunicati Stampa
Sabato 03 Dicembre 2011 17:44

Su Paese Sera online. Articolo Massimiliano Iervolino Co-autore del libro "Con le mani nella monnezza"

 

Nei prossimi giorni il piano rifiuti verrà discusso prima in commissione e poi in aula alla Pisana. Ma quello che rischia di passare alla Regione è un piano che sicuramente non permetterà a Roma e al Lazio di fare un balzo in avanti, nella direzione di una corretta e sostenibile gestione dei rifiuti.Sono essenzialmente due le parti che compongono l'intero piano. La prima è quella che segue la legge nazionale e le direttive europee. E' quella che di fatto predispone la raccolta differenziata al 60% entro il 2011 e al 65% dal 2012 al 2017. Ma il nodo sta proprio qui. Quelle percentuali restano scritte solo sulla carta: ad oggi non ci sono quei finanziamenti necessari, non solo per avere una raccolta differenziata così alta, quindi per far avviare il porta a porta in tutto il Lazio, ma non ci sono neanche i soldi per fare l'impiantistica necessaria e adatta a gestire la raccolta differenziata porta a porta. Per essere più chiari: se a Roma facessimo il 60% di raccolta differenziata, non avremmo comunque gli impianti di compostaggio e per il trattamento delle materie prime e seconde, ovvero quelle che poi andrebbero rimesse sul mercato. Già questo la dice lunga e basta a far capire come manchi nel Lazio una vera e sana politica dei rifiuti. Oggi come ieri, la Regione oltre ad avere dei buchi nella raccolta differenziata, ha anche un grave deficit per quanto riguarda l'impiantistica. E poi c'è la seconda parte del piano, quella che viene denominata “Scenario di Controllo”, che è il vero e proprio piano perseguito dalla Giunta Polverini, ossia quello fatto di discariche e inceneritori. Al suo interno non sono indicati siti, dunque non ci sono né Corcolle né Riano, ma solo le quantità di rifiuti che dovranno andare in discarica. Proprio su questo punto, va detto che i siti non sono stati messi nel piano, perché si è preferito chiedere all'ex governo Berlusconi di commissariare la chiusura di Malagrotta e di dare i poteri al prefetto Pecoraro, che ha scelto questi due siti e che porterà avanti quello a cui stiamo assistendo oggi. L'Europa ci dice chiaramente che c'è una gerarchia dei rifiuti da rispettare, ma negli ultimi undici anni questa gerarchia non è mai stata seguita. Al contrario, è stata buttata in discarica e l'impressione generale è che non si voglia fare nulla per cambiare la situazione.