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Di Massimiliano Iervolino, articolo pubblicato oggi su Notizie Radicali!
Con Sentenza del 14/06/07, Causa C 82/06, la Corte di Giustizia Europea ha condannato l’Italia per violazione della direttiva 75/442/CEE, art.7 n.1- quarto trattino, così come modificata dalla direttiva 91/156/CEE.
È stata, dunque, ritenuta fondata la censura della Commissione in merito alla mancata elaborazione del piano di gestione dei rifiuti della Regione Lazio, considerando che il piano approvato “non ha un grado di precisione sufficiente per assicurare la piena efficacia della direttiva 75/442” e non consente di “individuare i luoghi o impianti adatti allo smaltimento dei rifiuti, in particolare per quanto riguarda i rifiuti pericolosi”. La cit. Dir. 75/442/CEE successivamente è stata codificata ed abrogata dalla Dir. 06/12/CE del 5 aprile 2006 relativa ai rifiuti.
Il dettato dell'art. 7, n.1- quarto trattino della direttiva 75/442/CEE, è ora contenuto nell'art. 7, paragrafo 1, lettera d) direttiva 2006/12/CE, che stabilisce senza indugio alcuno che “Per realizzare gli obiettivi previsti negli articoli 3, 4 e 5, la o le autorità competenti di cui all'articolo 6 devono elaborare quanto prima uno o più piani di gestione dei rifiuti, che contemplino fra l'altro… d) i luoghi o gli impianti adatti per lo smaltimento”. Facile conseguenza di ciò è che, non avendo l’Italia ottemperato alla sentenza della Corte di Giustizia, la Commissione ha deciso di procedere con una seconda lettera di messa in mora.
La nuova Giunta regionale, guidata dalla Presidente Polverini, per fermare la probabile procedura di infrazione, ha approvato un piano rifiuti che in queste ore è in discussione nel consiglio.
Il Piano presentato in realtà ne contiene due: la prima parte elenca la normativa vigente in Italia (art.1108, L.296/06) fissando come obiettivo per l’anno 2011 il raggiungimento del 60% di raccolta differenziata; nella seconda parte invece, viene definito il c.d.“scenario di controllo”, ovverosia l’ipotesi di avere negli anni a venire, una crescita inerziale sia di produzione dei rifiuti che di percentuale di raccolta differenziata prevedendo poi che la stragrande maggioranza di RSU venga smaltita in discarica.
Dopo un’attenta analisi si evince che i due piani sono l’uno irrealizzabile, l’altro non in grado di rispettare la gerarchia dei rifiuti più volte definita dalle Direttive europee. La Regione Lazio infatti, ad oggi, può contare solo su di uno stentato 18% di riciclo. Oltre all’enorme gap esistente tra obiettivi dichiarati e situazione attuale, un altro problema su cui prestare la massima attenzione è anche l’enorme deficit impiantistico. Questo aspetto è stato ribadito anche dalla COMMISSIONE PARLAMENTARE DI INCHIESTA sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti che, in data 2 marzo 2011, ha approvato all’unanimità la relazione sul Lazio.
Nel testo licenziato dal Parlamento italiano vengono sottolineate varie criticità del ciclo dei rifiuti. Questi due grandi problemi per essere risolti richiederebbero, da parte della Giunta Polverini, lo stanziamento di ingenti risorse economiche che, ad oggi, non sono previste in nessun documento di programmazione.
A dimostrazione del reale intento della giunta Polverini ovvero quello di perseguire il cosiddetto “scenario di controllo” si segnala anche che il Commissario Delegato per il superamento dell'emergenza ambientale nel territorio della provincia di Roma, prefetto Pecoraro, ha individuato in Corcolle (Comune di Roma) e Quadro Alto (Comune di Riano) i siti “temporanei” che sostituirebbero di fatto la discarica di Malagrotta.
Infatti le due zone scelte soprattutto per grandezza e volumetrie a disposizione per tre anni, sono certamente paragonabili a quelle riempite nel periodo 2008/2011 a Malagrotta. Questa linea d’azione dunque conferma l’ipotesi di assistere negli anni ad una crescita inerziale di produzione dei rifiuti e di percentuale di raccolta differenziata.
L’Unione europea, proprio in questi giorni, rispondendo ad una interrogazione del Parlamentare Nicolò Rinaldi, ha correttamente riconfermato che nel Piano dei Rifiuti vadano inseriti anche i siti di smaltimento.
Il centro destra, invece, escludendo dal documento di programmazione gli invasi del post Malagrotta, ha consentito all’esecutivo di non far sottoporre a VAS le due discariche temporanee. Ma v’è di più, infatti per rendere operativi i due siti “provvisori”, il Commissario Pecoraro deve espropriare i terreni, redigere il progetto, far avviare le indagini geologiche, bandire una gara europea per la gestione, sottoporre gli invasi alla VIA ed infine avviare e concludere i lavori. Percorso questo sicuramente velocizzato “grazie” ai poteri d’urgenza della struttura commissariale, ma che in quanto a tempi non potrà che richiedere, al netto di contenziosi e giudizi del TAR, un periodo minimo di 4 o 5 mesi.
Se la tempistica riportata viene poi raffrontata con la dichiarazione resa da Manlio Cerroni, Presidente del Consorzio laziale rifiuti, dinnanzi la commissione bicamerale del 19/10/2011: [..] Il problema è semplice. Con il 31 dicembre, con la fine dell'anno, Malagrotta avrà esaurito il suo compito, indipendentemente dalle scadenze delle autorizzazioni. Già altre volte ci sono state proroghe in materia. Questa volta non è più un problema amministrativo, di autorizzazione, ma un problema fisico, di mancanza di volumetria per poter alloggiare ancora rifiuti. [..] comprendiamo davvero quanto sia grave la situazione in cui potrebbe trovarsi la Capitale nei prossimi giorni.
La scelta di chiudere Malagrotta è tappa obbligata perché con Atto di costituzione in mora C(2011)4113 del 16 giugno 2011, la Commissione Europea, ha aperto la procedura di infrazione n. 2011/4021 nei confronti della Repubblica Italiana, e riconfermato per la discarica di Malagrotta, la palese violazione delle disposizioni di cui all'art.6, lettera a), nonché della direttiva discariche (dir.1999/31/CE) e di quelle ex artt. 4 e 13 della direttiva quadro sui rifiuti. Infatti come rilevato, nel 2011 viene ancora collocato nella discarica di Malagrotta un certo quantitativo di rifiuti urbani non sottoposti a previo trattamento. In ragione di quanto argomentato,ed in vista dell'imminente chiusura della discarica di Malagrotta (la volumetria residua infatti è ormai esaurita e si sta oramai procedendo solo ad abbancare i rifiuti sopra il sito esaurito in sopraelevazione) con conseguente necessità di realizzare un sito alternativo per lo smaltimento dei rifiuti, com'è noto, con Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 22 luglio2011, è stato dichiarato, fino al 31 dicembre2012, lo stato di emergenza ambientale nella provincia di Roma. E’ corretto specificare che, le 3000 t. di rifiuti posti nella discarica di Malagrotta, vengono riversati "tal quali", contravvenendo quindi alle norme in materia. Ciò probabilmente accade anche in ragione della circostanza che la tariffa relativa è estremamente più conveniente della tariffa che sarebbe necessario applicare se il rifiuto fosse correttamente trattato.
La nostra Capitale produce circa 5.000 tonnellate di rifiuti al giorno, 1.834.000 all’anno, 1.100, di cui solo il 22% provengono da raccolta differenziata, secondo i dati forniti dall’Ama e relativi all’anno 2010 (Ama 2011 24.3%).
Dei quattro impianti di TMB esistenti sul territorio, Malagrotta 1 è fermo, Malagrotta 2 lavora al 60% così come quello di Rocca Cencia ,ed infine Via Salaria al 100%. Ma è doveroso segnalare che seppure i quattro impianti di Tmb lavorassero a pieno regime, cosa mai avvenuta negli anni, verrebbero trattati solo 3.000 tonnellate al giorno, ergo assisteremmo in ogni caso ad un deficit di 1.000 tonnellate al giorno. Nell’ ordinanza di nomina vi è anche contenuta l’individuazione e la costruzione di una quinta linea di TMB, per la quale i tempi di messa in opera sono relativamente lunghi (almeno 12 mesi).
Occorre specificare altresì che la differenza sostanziale tra la discarica di Malagrotta ed il progetto inerente gli invasi “temporanei” di Riano e Corcolle è che nella prima esiste il polder, cioè una vasca di cemento armato che dovrebbe teoricamente fermare l’inquinamento delle falde, mentre, per le due discariche individuate dal Prefetto Pecoraro, si parla di una “semplice” impermeabilizzazione
Pur volendo credere alla ‘buona la volontà’ di conferire in discarica solamente la frazione organica stabilizzata, il problema in ogni caso permane.
Giusto ricordare a tal proposito che, nel 2005 con l’ordinanza 14, il sub commissario Verzaschi, autorizzò una sperimentazione a “Testa di Cane”. Nel documento si legge: [..] “l’obiettivo della sperimentazione è quello di dimostrare che l’impegno di FOS in ambienti non protetti non determina incidenze negative sulle matrici ambientali. [...] Dal documento ufficiale della Regione Lazio si evince chiaramente invece che il luogo autorizzato è al di fuori del polder di Malagrotta e che la zona interessata doveva comunque prevedere una impermeabilizzazione, proprio come la si prevede oggi per Riano e Corcolle.
A questo punto non è banale chiedersi, visto che la sperimentazione a Testa di Cane non è mai effettuata, se sia corretto aprire due discariche prevedendo per esse la sola impermeabilizzazione.
Quanto poi ai due invasi “temporanei” di Riano e Corcolle va inoltre segnalato quanto segue: la società COLARI nel 2009 riceveva istanza di diniego di realizzare nel sito di Riano località Quadro Alto la discarica ed il relativo impianto di Tmb.
Giustificazione addotta dalla Regione Lazio fu il contrasto al decreto legislativo 22 gennaio 2004, tradotto codici ambientali e del paesaggio, per contrasto del Piano territoriale paesistico adottato dalla giunta regionale. Quanto invece a Corcolle questa zona rientrante nel comune di Roma,è stata definita zona R4, ovvero con rischio di esondazione massimo. In quell’area infatti ci sono state alluvioni nel 1997, 2001, 2003, 2007 e 2009. |