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Sconta un deficit strutturale le cui profonde radici non sarà possibile estirpare in tempi rapidi, ma occorre quanto prima riposizionarsi sul binario giusto per offrire ai cittadini un servizio essenziale per una regione dove il tasso di pendolarismo è fra i più alti d’Italia.
La riorganizzazione della rete di trasporto pubblico del Lazio rappresenta una sfida importante quanto complessa, che la prossima amministrazione regionale dovrà affrontare armandosi di un piano strategico in grado di centrare due obiettivi strettamente interconnessi: migliorare la qualità della vita degli utenti, liberandoli finalmente dallo stress quotidiano provocato da collegamenti scarsi, ritardi e sovraffollamento dei mezzi, e incentivare la mobilità sostenibile, scoraggiando l’uso delle auto.
Un intervento che proponiamo per superare la frammentazione di competenze fra le diverse amministrazioni coinvolte nella gestione del trasporto pubblico, è la costituzione di un’Authority, da creare con il concorso del Comune di Roma e delle Province. Un unico organismo a cui affidare la responsabilità dell’intero sistema (ferrovie FS, ferrovie concesse, servizi extraurbani su gomma, integrazione delle reti su gomma locali al livello provinciale, eventuali altri modi di trasporto), della tariffazione, dei contratti di servizio e delle gare di affidamento dei servizi di trasporto, nonché della pianificazione della rete e degli interventi infrastrutturali. Quest’Autorità nascererà dalla fusione dell’Aremol (Agenzia regionale per la mobilità della Regione Lazio) con “Roma servizi per la mobilità”, l’Agenzia per la mobilità del Comune di Roma istituita recentemente. All’Authority spetterà anche il compito di rilanciare Metrebus e l’integrazione tariffaria regionale.
Per quanto riguarda gli interventi specifici sul territorio regionale, ecco in sintesi quelli principali da effettuare: raddoppio della Campoleone – Nettuno, che gode di un recente, pur se parziale, finanziamento da parte della Regione; raddoppio Lunghezza – Guidonia; raddoppio della Cesano – Bracciano; riattivazione della Civitavecchia – Capranica – Orte per il trasporto merci (in corso il progetto); sestuplicamento da Roma Smistamento a Passo Corese; raddoppio della Priverno – Terracina; raddoppio del corridoio FR1 tra Ponte Galeria e Trastevere.
Un capitolo a parte merita il Nodo di Roma, dove si concentra la maggior parte delle criticità. Qui l’elenco delle opere da mettere in cantiere parte dal completamento del quadruplicamento Ciampino – Casilina, i cui lavori sono bloccati dai primi anni ’90 per motivi archeologici e scarsa volontà di FS, e prosegue con l’ammodernamento del sistema di tecnologie di circolazione del traffico, la bretella merci in galleria tra Casilina e Tiburtina e il sestuplicamento della linea Ostiense – Tuscolana. E ancora: raddoppio del collegamento fra Tuscolana e Tiburtina, ammodernamento delle stazioni urbane, recupero del progetto di diramazione della ferrovia Roma – Lido verso Pomezia parzialmente finanziato dalla Regione fino a Spinaceto nel 1995 e inspiegabilmente abbandonato dal Comune di Roma in favore di un sistema “leggero” di filobus di scarsissima efficacia. Il nostro programma, inoltre, prevede una migliore integrazione delle Ferrovie Roma – Lido e Roma – Viterbo nel nodo urbano di Roma e la valorizzazione delle aree ferroviarie, da realizzarsi a cura dei Comuni o degli Enti locali, pagando una quota parte alle FS per l’investimento nel trasporto su ferro.
Sul fronte della mobilità sostenibile, il nostro impegno consiste nell’approvare una legge regionale che, sulla scorta della proposta normativa avanzata dall’“Associazione per una mobilità urbana alternativa”, introduca il Bilancio ambientale e sociale della mobilità. Questo documento dovrà contenere i dati, aggiornati annualmente, inerenti la situazione della mobilità e i danni da essa generati: inquinamento ambientale e acustico, incidentalità, costi sanitari indotti, consumo di energia del settore, congestione. Dopo la fase di analisi, il Bilancio ambientale e sociale della mobilità dovrà occuparsi di definire e quantificare gli obiettivi regionali per la mobilità sostenibile per ciascuno degli indicatori di impatto ambientale, economico e sociale. Un’operazione nella quale saranno coinvolti attivamente i cittadini che, attraverso procedure strutturate di partecipazione, potranno esprimersi circa l’entità e le priorità degli obiettivi da perseguire. Per quanto attiene, infine, le competenze degli enti locali, Province e Comuni saranno chiamati a predisporre un Piano integrato per la mobilità sostenibile di persone e merci entro un anno dall’approvazione della legge regionale e, successivamente, ogni tre anni. |